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  • L’ODIO DI CLASSE

    Bisogna restaurare l’odio di classe.
    Perché loro ci odiano, dobbiamo ricambiare.
    Loro sono i capitalisti, noi siamo i proletari del mondo d’oggi: non più gli operai di Marx o i contadini di Mao, ma “tutti coloro che lavorano per un capitalista, chi in qualche modo sta dove c’è un capitalista che sfrutta il suo lavoro”.
    A me sta a cuore un punto.
    Vedo che oggi si rinuncia a parlare di proletariato.
    Credo invece che non c’è nulla da vergognarsi a riproporre la questione.
    E’ il segreto di pulcinella: il proletariato esiste.
    E’ un male che la coscienza di classe sia lasciata alla destra mentre la sinistra via via si sproletarizza.
    Bisogna invece restaurare l’odio di classe, perché loro ci odiano e noi dobbiamo ricambiare.
    Loro fanno la lotta di classe, perché chi lavora non deve farla proprio in una fase in cui la merce dell’uomo è la più deprezzata e svenduta in assoluto?
    Recuperare la coscienza di una classe del proletariato di oggi, è essenziale.
    E’ importante riaffermare l’esistenza del proletariato.
    Oggi i proletari sono pure gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari, i pensionati.
    Poi c’è il sottoproletariato, che ha problemi di sopravvivenza e al quale la destra propone con successo un libro dei sogni.

    Edoardo Sanguineti
    Gennaio 2007

  • LICENZIAMOLO

  • IL CAPITALISMO TI RUBA IL LAVORO E LA DIGNITA’

    CHI LOTTA PUO' PERDERE, CHI NON LOTTA HA GIA' PERSO

  • LOGO: PDCI

  • Il fiscal compact impone all’Italia, già in recessione, il taglio alla spesa pubblica di 50 miliardi l’anno per venti anni.

  • CLIKKA SULL’IMMAGINE PER LEGGERE L’ENTITA’ DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

  • PINOCCHIO

  • quelli che: io il debito pubblico non lo pago !

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  • CUB – Confederazione Unitaria di Base

  • PIAZZALE LORETO

  • PROUDHON AFFERMAVA CHE :

    LA PROPRIETA' PRIVATA E' UN FURTO !

    MARX ed ENGELS CONCLUDEVANO IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA, NEL MODO SEGUENTE :

    I comunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni.
    Dichiarano apertamente che i loro fini possono esser raggiunti soltanto col rovesciamento violento di tutto l'ordinamento sociale finora esistente.
    Le classi dominanti tremino al pensiero d'una rivoluzione comunista.
    I proletari non hanno da perdervi che le loro catene. Hanno un mondo da guadagnare.

    PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!

  • Karl Marx

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  • Lenin

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  • MAO TSE TUNG

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  • Ernesto Che Guevara

    Ernesto Che Guevara
  • Bakunin

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  • Stalin

    Stalin
  • Berlin

    Berlin
  • Roma 05.12.09

    Roma 05.12.09
  • Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Antonio Gramsci.

  • Roma 05.12.09

    Roma 05.12.09
  • A. Gramsci

    A. Gramsci
  • P. Togliatti

    P. Togliatti
  • ATEISMO

    Nella sua accezione più ampia, il termine ateismo (dal greco “atheos”, “senza dio”, composto dall’alfa privativo α- e da θεÏŒς, Dio), definisce la posizione sia di chi non crede nell’esistenza di una – o più – divinità sia di coloro che di tali divinità affermano positivamente l’inesistenza; si contrappone al teismo e al deismo. Si differenzia anche dall’agnosticismo, categoria cui appartengono tutti coloro che sulla questione “sospendono” o comunque non esprimono giudizio. Da notare che in passato, con il termine ateo, alcuni credenti definivano anche, impropriamente e per lo più spregiativamente, gli appartenenti a religioni diverse dalla propria.

  • E. Berlinguer

    E. Berlinguer
  • 05-12-09

    05-12-09
  • ESSESRE COMUNISTI

    Essere Comunisti
    vuol dire
    Osare, Pensare, Volere e avere il Coraggio delle proprie convinzioni”
    (Mayakovsky)

  • I VOLANTINAGGI NON DEVONO AVERE ALCUNA
    AUTORIZZAZIONE.
    Grazie all'allora Pretore Antonino Caponnetto
    la Corte Costituzionale con la sentenza,n. 01
    del 1956, depositata il 14/06/1956 Pubblicata in G. U. 14/06/1956, sancì che in applicazione dell'art.21
    della Costituzione non possa esservi norma che preveda una "autorizzazione" per effettuare un
    volantinaggio.

  • La religione è considerata vera dalla gente comune, falsa dalle persone sagge, utile dai governanti.

    Seneca
  • OTTO MARZO 2012

  • Il Carrubbo di Milena

    Il Carrubbo di Milena
  • Giordano Bruno al rogo

  • I CARUSI erano schiavi dei padroni delle zolfare

  • Pier Paolo Pasolini, Alla bandiera rossa

    Alla bandiera rossa Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa, tu devi realmente esistere, perché lui esista: chi era coperto di croste è coperto di piaghe, il bracciante diventa mendicante, il napoletano calabrese, il calabrese africano, l'analfabeta una bufala o un cane. Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa, sta per non conoscerti più, neanche coi sensi: tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.
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    “ Bisogna restaurare l' odio di classe. Bisogna promuovere la coscienza del proletariato: i padroni ci odiano e non lo nascondono, noi dobbiamo aiutare i proletari ad avere coscienza della propria classe “. «Le condizioni di vita di un conducente di autobus genovese dipendono dalle oscillazioni della Borsa di Hong Kong. Oggi la merce -uomo - è la più svenduta, nostro dovere è raccogliere la bandiera e difendere il proletariato. Naturalmente non penso alle armi, com' è noto sono assolutamente contrario alla violenza. “ “ I proletari devono odiare i loro padroni come i padroni odiano loro” .
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I comunisti votano NO

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APPELLO ALLE DONNE ED AGLI UOMINI SICILIANI: fate sentire il vostro NO! La Costituzione è di tutti, difendiamola, difendiamoci DA PERSONE LIBERE!

FORUM SICILIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA  ED I BENI COMUNI

UN MARE DI DEMOCRAZIA PER DIRE NO AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE UN NO ALL’ESPROPRIAZIONE DELLA SOVRANITA’ POPOLARE E TERRITORIALE

il prossimo 4 dicembre saremo chiamati a confermare o respingere le modifiche alla nostra Carta Costituzionale. Il Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua ed i Beni Comuni, che dalla prima ora ha aderito al Coordinamento Nazionale per la Democrazia Costituzionale, insieme ad oltre 160 organizzazioni ambientaliste e reti sociali a livello nazionale promuove il No dei territori.

 Aldilà della retorica sulla semplificazione dei procedimenti, sulla velocità di approvazione delle leggi e sul risparmio generato, elementi tutti facilmente smentibili dai dati oggettivi, è inquietante osservare come le modifiche soggette al referendum ripercorrano i punti programmatici del Piano eversivo di rinascita democratica sequestrato a Licio Gelli nell’’85, aggiornati ai contenuti nella lettera che la BCE inviò all’allora Presidente Berlusconi nel 2011, ed esaudiscano i desiderata della banca  J.P. Morgan espressi nel documento del 28/5/2013. Secondo J.P. Morgan le costituzioni antifasciste del sud Europa hanno ”esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali che salvaguardano i diritti dei lavoratori e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo”. Sembra evidente che il risultato del referendum del 2011 non sia stato gradito: i cittadini non mettano il becco negli affari che spostano miliardi, come acqua, energia e servizi pubblici locali. Per averne ulteriore conferma basta guardare a chi oggi si schiera per la vittoria del Sì, da confindustria, al sistema bancario, dalla Merkel, a Marchionne, e via dicendo.

Il vero cuore della riforma è infatti la modifica del Titolo V con la quale si accentrerebbero nelle mani del Governo tutte le competenze oggi condivise con le Regioni e i Comuni, determinando una vera e propria espropriazione delle autonomie locali e della democrazia di prossimità, grazie alla clausola di supremazia, che introduce la possibilità di far passare come inoppugnabili tutte quelle politiche volte alla privatizzazione (scuola, sanità, territorio, agricoltura, risorse energetiche, acqua, rifiuti, servizi pubblici locali, etc.) già oggetto dei provvedimenti legislativi del Governo e che troverebbero piena attuazione se le riforme venissero approvate. Proprio perché in Costituzione, le scelte del governo centrale non sarebbero più soggette a intese/ contrattazioni con gli enti locali.

È del tutto evidente che se prevalesse il sì ci risveglieremmo in un Paese in cui la Sovranità del Popolo sarebbe ridotta in favore dell’esecutivo di governo, e le parole democrazia, diritti, beni comuni, sovranità dei territori, partecipazione, ma anche ripudio della guerra, giustizia sociale, ambientale, alimentare e tanto e tanto altro non sarebbero che vuoti simulacri in una visione in cui lo Stato, inteso come regolatore dell’interesse collettivo di una ampia comunità, verrà ridotto ad esecutore materiale delle politiche imposte dalla finanza globale in una corsa sfrenata verso la liberalizzazione e privatizzazione di cui l’approvazione dei trattati internazionali, a partire da CETA e TTIP sono portatori. Un Paese in cui troverebbero conferma tutte quelle politiche già espresse con le “riforme” del Governo Renzi, (Fornero, Job Act, Sblocca Italia, Madia, Buona Scuola, etc.), di cui stravolgendo la Costituzione si vuole una ratifica definitiva a posteriori e mani libere in futuro, al contempo sbilanciando i poteri dello Stato per sferrare l’attacco definitivo al già provato sistema giudiziario da mettere anche formalmente sotto il controllo politico dell’esecutivo di governo.

La Sicilia ha già pagato e paga un tributo altissimo al perverso intreccio tra politica ed interessi economici e finanziari. Oggi non ci stupisce il Sì a queste riforme del Presidente Crocetta, che si comporta come se le modifiche alla nostra Costituzione fossero già in vigore.

Eclatante ed esemplificativa della posizione del governo Crocetta è l’approvazione della legge 19/15.    sull’Acqua Pubblica. Una legge voluta dai cittadini e dagli enti locali che l’hanno promossa per iniziativa Popolare e Consiliare già nel 2010, che è passata dalla confermata volontà popolare con i referendum del 2011 e che ha visto la luce nel 2015 dopo ben cinque anni di lavori parlamentari che hanno attraversato gli ultimi tre governi regionali. Una legge impugnata da Renzi presso la Corte Costituzionale sulla base dei contenuti del Decreto Madia e per la quale la Regione anziché proporsi come parte resistente innanzi alla Corte, come avrebbero consigliato il buon senso,  il rispetto per l’Assemblea regionale che l’ha approvata e soprattutto per lo Statuto Siciliano che attribuisce alla Regione competenza esclusiva, ha contrattato le modifiche al DDL secondo la volontà del governo nazionale. Modifiche che se venissero oggi presentate al Parlamento siciliano non avrebbero neppure la foglia di fico della legge Madia che è stata recentemente giudicata incostituzionale dalla Corte Costituzionale con sentenza 251 proprio perché lede la concertazione tra stato e regioni. Avremmo preferito che questa sentenza fosse stata emessa anche grazie al ricorso della Sicilia oltre che del Veneto, ma così non è stato. Così come non sono stati ancora emessi dal Presidente Crocetta a distanza di un anno e mezzo Gli atti attesi entro 90 giorni dalla pubblicazione della legge 19/15 per la verifica e la rescissione dei contratti con i gestori privati. (Tutti interessati a vario titolo dalle indagini della magistratura, ma che trovano da parte del Presidente, dell’Assessore competente e dagli altri organismi deputati  all’attività di controllo un totale disinteresse).

Insieme a Renzi Crocetta ha già boicottato il referendum del 17 aprile sulle trivelle impedendo che la Regione Siciliana fosse tra quelle che lo promuovevano ed aprendo la strada a nuove trivellazioni; ha già rinunciato al contenzioso già vinto con lo Stato per ben cinque miliardi di europer poi scappellarsi dinanzi alle elemosine del governo, ha già tradito ogni promessa elettorale; dal Muos, all’Acqua Pubblica,  passando per la proposta di nuovi inceneritori anziché avviare una corretta politica di recupero delle materie prime seconde con la strategia rifiuti zero, la Regione non ha proposto alcuna visione di governo del territorio né di  cambiamento di rotta politica, economica ed  etica rispetto ai governi che lo hanno preceduto. Non è stata in grado di programmare e spendere le ingentissime somme messe  a disposizione dall’Europa, soprattutto non ha saputo spezzare i legami e le compromissioni tra politica, pubblica amministrazione e le mille opacità di un sistema spesso clientelare e collegato a quello affaristico-mafioso, come confermano i mille scandali che hanno interessato e continuano ad interessare i livelli più alti delle cariche politiche ed amministrative.

A noi piace immaginare un futuro migliore per la nostra Regione e per il Paese.

  Il Forum siciliano dei Movimenti per l’Acqua ed i  Beni Comuni promuove un modello di sviluppo sostenibile basato sulla conversione ecologica, sull’economia circolare richiamata dalle direttive europee, sulla democratizzazione della gestione delle risorse e dei Beni Comuni, sulla Pace e sulla giustizia sociale ed ambientale, sulla democrazia partecipativa. In questi ultimi 10 anni ha intrecciato proprio percorso con quello dei Comuni  e delle comunità locali promuovendo insieme la prima legge regionale di iniziativa Popolare e Consiliare per l’Acqua pubblica, i referendum popolari del 2011, il Comitato per la conversione ecologica nel 2015, il Comitato regionale “Vota SI per fermare le trivelle” per il referendum dell’aprile scorso e tanto e tant’altro.  Insieme abbiamo costruito e sperimentato l’orizzontalità della nostra azione comune basata esclusivamente sugli obiettivi condivisi, aldilà delle appartenenze e dei colori politici, per il bene comune.

 Oggi la nostra Democrazia, i nostri diritti, la possibilità di poter ancora incidere sulle scelte strategiche del nostro Paese e della nostra Regione, di poter promuovere un cambiamento positivo e concreto anziché sottomettere alla dittatura dei mercati e della finanza le nostre stesse vite e quelle delle generazioni future dipendono da ognuno di noi. Il 4 dicembre saremo tutte e tutti madri e padri costituenti, di una Costituzione mai compiutamente applicata ma che disegna la società giusta, libera e democratica che vorremmo. Facciamo appello a tutte e tutti a difenderla aldilà delle appartenenze, delle ideologie, dei ruoli rivestiti, da persone responsabili, libere e pensanti, a dichiarare il proprio NO, a spiegarlo al maggior numero di persone. Perché la Costituzione garantisce tutti, perché dalle modifiche non si potrà tornare indietro, perché nessun giovane ci chieda domani voi dove eravate mentre tutto ciò accadeva?

 

Acqua pubblica, un sogno svanito. LA PRESIDENZA DELLA REGIONE SICILIA FINORA HA IGNORATO UNA PARTE IMPORTANTE DELLA LEGGE SULL’ACQUA, CON GRAVE DANNO ECONOMICO AI SICILIANI.

bidoni-dacqua

Resta disattesa ancora oggi la normativa prevista dall’art. 6 della legge n. 19/15, che prevede  la possibilità in capo al Presidente della Regione , di poter avviare il potere di recesso dalla convenzione  con  Siciliacque S.p.a., ed in ogni caso di avviare la procedura per la revisione  della stessa, per adeguarla  ai principi generali dell’ordinamento   giuridico statale e comunitario,  diretti a garantire la possibilità di accesso all’acqua secondo criteri di solidarietà , in quanto l’acqua è bene primario.

Altro punto ancora e tutt’ora inevaso è la norma prevista dall’art. 12 della legge regionale 19/15, nella parte in cui prevede la nomina delle commissioni tecniche presso gli ATO commissariati, allo scopo di verificare l’ottemperanza del contratto, sulla base delle convenzioni stipulate in conformità alla normativa stessa.

Sorge un dubbio: le commissioni tecniche che avrebbero dovuto essere costituite entro i 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, avrebbero dovuto relazionare in merito alle eventuali inottemperanze degli enti gestori di diritto privato, consegnando relazioni tecniche al Presidente della Regione, allo scopo di poter procedere alla risoluzione anticipata delle convenzioni, nei casi di evidente violazione contrattuale.

Niente di tutto questo è stato fatto.

Non sappiamo il perché e se ci sono dietro ragioni a noi ignote.

A Caltanissetta, le tariffe negli anni dal 2007 al 2009, sono state approvate dall’Ato idrico (dai sindaci del

nisseno); dal 2010 al 2016, dai vari commissari pro-tempore. Anche se ufficialmente l’Ato idrico risulta

essere commissariato dall’01.01.2013.

Le tariffe idriche a Caltanissetta;

– anno 2007, tariffa con un  minimo di 120 metri cubi a contatore;

– negli anni dal 2008 al 2015 il quarto blocco ha avuto un aumento del 121,46%;

– anno 2016 altro aumento del 5,6% sia sulla quota fissa che sulla tariffa ;

– dal 2013 al 2016 le tariffe sono state aumentate su disposizione deliberative dell’AEEG-SI

Canone a contatore:

– è stato introdotto nell’anno 2008 per €. 60,00 ed è rimasto tale sino al 2012.

– lo stesso canone, dal 2013 al 2016, ha raggiunto €.89,28 (quasi il 50% di aumento in  4 anni).

Depurazione delle acque reflue.

Notizia del gestore Caltaqua che deve rimborsare oltre 900.000 Euro, a favore di 2754 utenti soltanto  nel comune di Caltanissetta e non ha ancora ultimato  le verifiche.

Caltaqua ha introitato per circa 10 anni delle somme indebitamente incassate dagli utenti non serviti dalla depurazione. Non ha osservato quanto prescritto dalla sentenza della Corte Costituzionale nr.335/2008 e  dal  D.M. 29/9/2009 che prevedeva che il gestore doveva pubblicizzare sul sito web le vie servite e quelle non servite dalla depurazione.

Va evidenziato che gli aumenti, sopra indicati, risultano esorbitanti a fronte di un servizio non reso in capo ha: depurazione delle acque reflue non eseguita; erogazione  dell’acqua ogni due/tre giorni, con interruzioni  continue, nonostante il contratto prevedesse  l’erogazione h. 24 entro 5 anni dalla stipula dello stesso contratto (scaduti nel luglio  2011).

Si segnala che Caltaqua non ha rispettato quanto previsto dal contratto di assegnazione che prevedeva investimenti adeguati per il rifacimento della rete idrica allo scopo di evitare continue interruzioni dell’erogazione per rotture e guasti: ciò avrebbe consentito la diminuzione dei costi di gestione e quindi la diminuzione delle tariffe agli utenti.

Nel 2013 l’Ato idrico ha aumentato le tariffe del 13% ed il canone del 20.50% ( €. da 60 a e €.72,56).

Va evidenziato che la Regione è socia di Siciliaque S.p.a. al 25% e il 75% è posseduto dalla società francese VEOLIA .

Da quanto sopra esposto emerge in modo chiaro la latitanza delle istituzioni per quanto riguarda i problemi dell’acqua pubblica, a cominciare dalla Presidenza della Regione e degli assessorati competenti in materia e del ruolo degli Ato Idrici di vigilanza e controllo nei confronti dei gestori e delle aderenze contrattuali.

I cittadini attraverso questi comitati spontanei chiedono con fermezza a tutti gli Organi Istituzionali di voler prendere atto della drammaticità del problema e di volerlo affrontare e risolvere, anche perché è una richiesta corale ed unanime dell’intera popolazione come ha dimostrato la partecipazione massiccia dei cittadini al referendum sull’acqua.

Non è mai troppo tardi per intervenire e per fare in modo che l’acqua della Sicilia venga gestita dai siciliani e che non siano gli stranieri a venderci la nostra stessa acqua.

                        Comitato beni comuni ed acqua pubblica

                                          Comitati Quartieri di Caltanissetta

                Tavolo tecnico dell’acqua del Polo Civico(Cives3.0)

 

 

La democrazia del padrone è “lavorare in pochi e lavorare molto”

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Quattro persone morte, e altre ricoverate negli ospedali della città. Il PCI promuove un sit-in davanti al molo Norimberga (Cortina del Porto), dalle ore 16.00

 Quattro persone morte, e altre ricoverate negli ospedali della città.

Questo, al momento, il bilancio della tragedia avvenuta questo pomeriggio a Messina, a bordo del traghetto “Sansovino”, su cui erano in corso lavori di manutenzione.

Occorre chiarire se fosse stato accertato lo stato di “gas free” che, ovviamente, va verificato da un esperto: “è necessario che il consulente chimico del Porto dia via libera per l’accesso ai lavori nelle cisterne delle navi”, afferma Matteo Di Flavia, marittimo comunista di Milazzo. E aggiunge che “solo dopo il via libera i lavoratori possono accedere sul posto, muniti di maschera antigas, per ogni precauzione. Non è possibile, nel 2016, morire in questo modo”, dice ancora Matteo.

Non è possibile. Invece, è accaduto martedì pomeriggio, nel porto di Messina.

Sono morti di lavoro.

Certamente non sono state rispettate le regole di salvaguardia, e andranno verificate le responsabilità della Società armatrice.

Ma c’è un’altra verità.

A Messina e in tutta Italia si muore di lavoro perché i padroni risparmiano sulla sicurezza, perché i turni sono massacranti, perché le mansioni di dieci sono fatte da uno.

La democrazia del padrone è “lavorare in pochi e lavorare molto”.

La Magistratura attribuirà, prima o poi, delle responsabilità che, però, non riporteranno in vita i lavoratori morti.

Per il PCI di Messina è una tragedia annunciata, come avvenne nel caso della Thyssen Krupp nel 2007, quando sette operai morirono bruciati nell’altiforno.

Anche in questa circostanza appare esserci un nesso di causa-effetto tra profitto e morte.

 La Federazione di Messina del Partito Comunista Italiano, esprime alle famiglie delle vittime solidarietà e offre loro gratuitamente il proprio ufficio legale.

 Domani il PCI promuove un sit-in davanti al molo Norimberga (Cortina del Porto), dalle ore 16.00.

 

Segreteria provinciale del PCI Messina

Il personale della scuola bastonato dalla Cassazione

Risultati immagini per precari scuola vignetta

Le violazioni perpetrate nei confronti dei docenti e del personale Ata a seguito dei contratti a termine reiterati per oltre 36 mesi possono essere sanate direttamente grazie alla riforma della Buona Scuola. La legge n. 107/2015, che prevede un piano straordinario di assunzioni, rappresenta una sanzione sufficiente per compensare la violazione del diritto dell’Unione Europea anche per chi non ha ottenuto ancora il posto ma è in attesa dello scorrimento delle graduatorie.

È quanto emerge dalla sentenza n. 22552/2016, pubblicata oggi dalla sezione lavoro della Cassazione, la prima delle sette sentenze pilota che hanno deciso la prima tranche dell’ottantina di ricorsi presentati contro l’abuso dei contratti a termine.

La questione precariato nel mondo dell’istruzione, si ricorda si è aperta a seguito della decisione della Corte di Giustizia Europea del 2014, seguita da quella della scorsa estate della Corte Costituzionale (la n. 187/2016), che hanno dichiarato illegittima la reiterazione dei contratti a tempo determinato con durata complessiva, anche non continuativa superiore a 3 anni per la copertura di cattedre e posti vacanti.

Ora, per la Cassazione, grazie al piano straordinario di assunzioni avviato per effetto della riforma, ai lavoratori assunti spetta la ricostruzione della carriera ma non il risarcimento. L’assunzione in ruolo, infatti, rappresenterebbe di per sé una sorta di risarcimento. Il piano straordinario previsto dalla Buona Scuola sarebbe misura “proporzionata, effettiva, sufficientemente energica e idonea” a sanzionare debitamente l’illegittimità” giacché consente di “fruire in tempi certi e ravvicinati di un accesso privilegiato al pubblico impiego nel tempo compreso fino al totale scorrimento delle graduatorie a esaurimento”. Lo stesso vale per il personale docente e Ata stabilizzati a seguito dei pregressi concorsi e selezioni.

Chi è stato immesso in ruolo, quindi, potrà chiedere il risarcimento per danni ulteriori e diversi ma l’onere della prova della lesione sarà a suo carico. Per chi invece non ha certezza della stabilizzazione, il risarcimento (ma non la stabilizzazione per via giudiziale) spetterà ma nei limiti del Jobs Act, ossia l’indennità a forfait tra le 2,5 e le 12 mensilità.

https://studiolegaleferlisi.wordpress.com/2016/11/28/939/

” 105 “- x – Caltanissetta. Grazie Sindaco Ruvolo.

Caltanissetta si attesta nelle ultime posizioni della classifica generale 105esima su 110 a causa del cattivo piazzamento in affari e lavoro, ambiente (è tra le città con i maggiori consumi idrici pro capite sull’erogato e tra le peggiori per capacità di depurazione delle acque reflue), criminalità, disagio sociale (tra le peggiori per numero di morti e feriti per 100 incidenti stradali), tempo libero e turismo (è la città con il minor numero di ristoranti e librerie per 100mila abitanti), servizi finanziari e scolastici e salute.

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LO SCIOPERO CHE SERVE

Argomento: no_austerity

http://www.frontedilottanoausterity.org/index.php?mod=none_News_bkp&action=viewnews&news=top_1474929349

ADERISCI ALL’APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE UNITARIA DEL SINDACALISMO DI LOTTA CONTRO IL GOVERNO DEI PADRONI E L’AUSTERITY CAPITALISTA
BASTA DIVISIONI! UNITÀ DI CLASSE!

In questo Paese ormai da decenni il diritto al lavoro e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori vengono calpestati senza ritegno. Mentre una intera generazione viene condannata al baratro della disoccupazione e del lavoro precario, nei luoghi di lavoro si continua a soffrire e a morire, di turni massacranti, di negata sicurezza e di repressione padronale; migliaia di omicidi bianchi e vili assassinii, come quello di Abdel Salam, operaio di Piacenza investito durante un picchetto.

Parallelamente si tagliano cinicamente tutti i diritti dello stato sociale conquistati in decenni di lotte e rivendicazioni, si smantella il servizio sanitario nazionale, si cancella il diritto allo studio, si schiaccia la salute dei cittadini, speculando sul diritto alla casa, sul ciclo dei rifiuti e delle acque, sulle grandi opere inutili.

Il governo Renzi in modo ancor più spregiudicato dei suoi predecessori sta sostenendo gli interessi dei padroni e favorendo lo sfruttamento selvaggio delle masse popolari. Anche la sua opposizione al rigore germanico è falsa: il modello espansivo del governo italiano mira soltanto a realizzare nuove grandi speculazioni e nuove forme di sfruttamento, offrendo alle lavoratrici e ai lavoratori, ai disoccupati, agli immigrati una realtà di lacrime e sangue, in totale sintonia con l’austerity capitalista che viene criticata solo strumentalmente.

In questo panorama è necessaria l’unità di tutti i lavoratori, un’esigenza oggi umiliata dalle manovre interessate e opportuniste dei sindacati concertativi maggioritari, ormai diventati appendici delle aziende stesse, ma anche dalle tendenze autoreferenziali di ampi settori del sindacalismo di base, impegnati in perenni scontri egemonici, che ostacolano la possibilità di riscatto della classe operaia.

L’Accordo Vergogna sulla Rappresentanza, che per primi abbiamo denunciato, ha rappresentato un duro colpo ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, privati della possibilità di scegliere le proprie rappresentanze nei luoghi di lavoro: per questo crediamo che debba essere respinto in ogni istanza, locale e nazionale.

Al contempo, non pensiamo che vada preso a pretesto per sponsorizzare interessi autoreferenziali di struttura, invece della solidarietà incondizionata alle lotte coraggiose in atto in molti settori e aree del Paese.

Intanto il sistema padronale, dopo aver distrutto ogni equa prospettiva pensionistica con la Riforma Fornero e ogni aspettativa di stabilità lavorativa con il Jobs Act renziano, si appresta a svendere ai privati gli ultimi servizi e settori pubblici, a cancellare i contratti collettivi di lavoro e parallelamente a inibire del tutto il diritto di sciopero, già vergognosamente limitato in molti settori dalla legge 146.

La ferocia dell’attacco padronale chiama tutti a essere uniti e determinati nella lotta; come Fronte di Lotta No Austerity sosterremo tutti gli scioperi contro il governo dei padroni ma riteniamo un errore strategico dividere energie e lavoratori, con iniziative diverse e concorrenti, come scioperi generali separati proclamati a distanza di pochi giorni, che frammentano la lotta contro il governo.

Voto NO