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  • L’ODIO DI CLASSE

    Bisogna restaurare l’odio di classe.
    Perché loro ci odiano, dobbiamo ricambiare.
    Loro sono i capitalisti, noi siamo i proletari del mondo d’oggi: non più gli operai di Marx o i contadini di Mao, ma “tutti coloro che lavorano per un capitalista, chi in qualche modo sta dove c’è un capitalista che sfrutta il suo lavoro”.
    A me sta a cuore un punto.
    Vedo che oggi si rinuncia a parlare di proletariato.
    Credo invece che non c’è nulla da vergognarsi a riproporre la questione.
    E’ il segreto di pulcinella: il proletariato esiste.
    E’ un male che la coscienza di classe sia lasciata alla destra mentre la sinistra via via si sproletarizza.
    Bisogna invece restaurare l’odio di classe, perché loro ci odiano e noi dobbiamo ricambiare.
    Loro fanno la lotta di classe, perché chi lavora non deve farla proprio in una fase in cui la merce dell’uomo è la più deprezzata e svenduta in assoluto?
    Recuperare la coscienza di una classe del proletariato di oggi, è essenziale.
    E’ importante riaffermare l’esistenza del proletariato.
    Oggi i proletari sono pure gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari, i pensionati.
    Poi c’è il sottoproletariato, che ha problemi di sopravvivenza e al quale la destra propone con successo un libro dei sogni.

    Edoardo Sanguineti
    Gennaio 2007

  • LICENZIAMOLO

  • IL CAPITALISMO TI RUBA IL LAVORO E LA DIGNITA’

    CHI LOTTA PUO' PERDERE, CHI NON LOTTA HA GIA' PERSO

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  • Il fiscal compact impone all’Italia, già in recessione, il taglio alla spesa pubblica di 50 miliardi l’anno per venti anni.

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  • quelli che: io il debito pubblico non lo pago !

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  • CUB – Confederazione Unitaria di Base

  • PIAZZALE LORETO

  • PROUDHON AFFERMAVA CHE :

    LA PROPRIETA' PRIVATA E' UN FURTO !

    MARX ed ENGELS CONCLUDEVANO IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA, NEL MODO SEGUENTE :

    I comunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni.
    Dichiarano apertamente che i loro fini possono esser raggiunti soltanto col rovesciamento violento di tutto l'ordinamento sociale finora esistente.
    Le classi dominanti tremino al pensiero d'una rivoluzione comunista.
    I proletari non hanno da perdervi che le loro catene. Hanno un mondo da guadagnare.

    PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!

  • Karl Marx

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  • Lenin

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  • MAO TSE TUNG

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  • Ernesto Che Guevara

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  • Bakunin

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  • Stalin

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  • Berlin

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  • Roma 05.12.09

    Roma 05.12.09
  • Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Antonio Gramsci.

  • Roma 05.12.09

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  • A. Gramsci

    A. Gramsci
  • P. Togliatti

    P. Togliatti
  • ATEISMO

    Nella sua accezione più ampia, il termine ateismo (dal greco “atheos”, “senza dio”, composto dall’alfa privativo α- e da θεÏŒς, Dio), definisce la posizione sia di chi non crede nell’esistenza di una – o più – divinità sia di coloro che di tali divinità affermano positivamente l’inesistenza; si contrappone al teismo e al deismo. Si differenzia anche dall’agnosticismo, categoria cui appartengono tutti coloro che sulla questione “sospendono” o comunque non esprimono giudizio. Da notare che in passato, con il termine ateo, alcuni credenti definivano anche, impropriamente e per lo più spregiativamente, gli appartenenti a religioni diverse dalla propria.

  • E. Berlinguer

    E. Berlinguer
  • 05-12-09

    05-12-09
  • ESSESRE COMUNISTI

    Essere Comunisti
    vuol dire
    Osare, Pensare, Volere e avere il Coraggio delle proprie convinzioni”
    (Mayakovsky)

  • I VOLANTINAGGI NON DEVONO AVERE ALCUNA
    AUTORIZZAZIONE.
    Grazie all'allora Pretore Antonino Caponnetto
    la Corte Costituzionale con la sentenza,n. 01
    del 1956, depositata il 14/06/1956 Pubblicata in G. U. 14/06/1956, sancì che in applicazione dell'art.21
    della Costituzione non possa esservi norma che preveda una "autorizzazione" per effettuare un
    volantinaggio.

  • La religione è considerata vera dalla gente comune, falsa dalle persone sagge, utile dai governanti.

    Seneca
  • OTTO MARZO 2012

  • Il Carrubbo di Milena

    Il Carrubbo di Milena
  • Giordano Bruno al rogo

  • I CARUSI erano schiavi dei padroni delle zolfare

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    Alla bandiera rossa Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa, tu devi realmente esistere, perché lui esista: chi era coperto di croste è coperto di piaghe, il bracciante diventa mendicante, il napoletano calabrese, il calabrese africano, l'analfabeta una bufala o un cane. Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa, sta per non conoscerti più, neanche coi sensi: tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.
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    “ Bisogna restaurare l' odio di classe. Bisogna promuovere la coscienza del proletariato: i padroni ci odiano e non lo nascondono, noi dobbiamo aiutare i proletari ad avere coscienza della propria classe “. «Le condizioni di vita di un conducente di autobus genovese dipendono dalle oscillazioni della Borsa di Hong Kong. Oggi la merce -uomo - è la più svenduta, nostro dovere è raccogliere la bandiera e difendere il proletariato. Naturalmente non penso alle armi, com' è noto sono assolutamente contrario alla violenza. “ “ I proletari devono odiare i loro padroni come i padroni odiano loro” .
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Corbyn, il socialista che rischia di prendersi il Labour

Regno Unito. Fine dei sonni tranquilli per l’establishment finanziario, per i centristi e per il «blairismo».

L’outsider propone tasse ai ricchi, opere pubbliche finanziate dallo stato e una rivoluzione delle alleanze in politica estera

Si chiama Jeremy pro­prio come Clark­son, la con­tro­versa cele­brità tele­vi­siva, ma le simi­li­tu­dini per for­tuna fini­scono qui. Poli­ti­ca­mente, somi­glia assai di più a Ken Living­stone, l’ex sin­daco di Lon­dra e anche lui famosa spina del fianco del par­tito labu­ri­sta: una mina vagante a sini­stra con grosso seguito per­so­nale, e quindi imba­razzo per la mag­gio­ranza centrista.

Depu­tato al par­la­mento nella cir­co­scri­zione lon­di­nese di Isling­ton North, entrato quasi con­tro­vo­glia nella rosa dei can­di­dati al posto di un altro tanto per far vedere che il par­tito era plu­ra­li­sta, Cor­byn pre­senta peri­co­lose ete­ro­dos­sie (a parte natu­ral­mente il socia­li­smo): dal repub­bli­ca­ne­simo, che dalla mag­gio­ranza paese è ancora visto come com­mo­vente e vel­lei­ta­rio, al più grave rifiuto di con­dan­nare l’Ira, visto come un gesto chia­ra­mente antinazionale.

Eppure que­ste pri­ma­rie per la lea­der­ship del par­tito labu­ri­sta che, aper­tesi venerdì, chiu­de­ranno il 10 set­tem­bre con lo spo­glio due giorni dopo, Jeremy Cor­byn rischia di vin­cerle davvero.

Almeno stando ai son­dag­gi­sti di You­Gov, che pre­ve­dono per lui una vit­to­ria del 53% addi­rit­tura al primo turno. Già il mese scorso, l’outsider Cor­byn godeva di ben 17 punti di van­tag­gio sul suo rivale, Andy Bur­n­ham, ex-ministro del tesoro nel governo di Gor­don Brown e attual­mente mini­stro ombra alla sanità. Ora ci si aspetta un suo trionfo.

Sin dalla disa­strosa scon­fitta del mag­gio scorso, il par­tito vagola in un caos calmo d’indeterminatezza. Gli altri tre can­di­dati cen­tri­sti — Liz Ken­dall, Andy Bur­n­ham e Yvette Coo­per — bizan­ti­neg­giano su linee alter­na­tive alla tre­me­bonda pro­pen­sione a sini­stra di Ed Mili­band che sono vir­tual­mente indi­stin­gui­bili. Ed è pro­prio la cre­scente insof­fe­renza della base per la per­ce­pita vacuità delle loro argo­men­ta­zioni, dif­fusa e ampli­fi­cata attra­verso i net­work sociali, ad aver inne­scato un con­senso a sla­vina per Cor­byn, i cui comizi e incon­tri con l’elettorato ormai lasciano pun­tual­mente cen­ti­naia di per­sone fuori per la capienza limi­tata degli spazi a disposizione.

È dun­que un ter­re­moto che sta scuo­tendo le fon­da­menta labu­ri­ste e man­dando un bri­vido gelido lungo molte schiene. Prima fra tutte quella del con­vi­tato di pie­tra Tony Blair, dalla repu­ta­zione a bran­delli eppure — gra­zie alla for­mi­da­bile tri­pletta di vit­to­rie che con­dus­sero alla più lunga per­ma­nenza Labour al timone del paese — con­si­de­rato da molti ancora un faro di realpolitik.

Sup­por­tato da dichia­ra­zioni altret­tanto cupe del suo fami­ge­rato ex spin doc­tor Ala­stair Cam­p­bell, Blair ha scelto le colonne del Guar­dian per lan­ciare un duro e acco­rato monito a diri­genti, iscritti e atti­vi­sti per­ché non seguano Cor­byn in quello che defi­ni­sce un vero e pro­prio rischio di estin­zione del par­tito. «Anche se mi odiate, vi prego di non votare per Cor­byn» ha scritto Tony nel suo appello gron­dante panico.

Gli ha fatto eco Yvette Coo­per rom­pendo un silen­zio dei can­di­dati cen­tri­sti sul feno­meno Cor­byn, man­te­nuto finora per timore di un’escalation delle divi­sioni interne. «Jeremy pro­pone solu­zioni vec­chie a pro­blemi vec­chi», ha detto Coo­per che, al pari di Blair non si cura del pos­si­bile effetto boo­me­rang di simili attacchi.

Que­sto Cin­cin­nato socia­li­sta di vec­chia scuola sta dun­que togliendo il sonno all’establishment eco­no­mico finan­zia­rio. Potrebbe can­cel­larne la finora idil­liaca fre­quen­ta­zione con i ver­tici del par­tito, dovuta alla sapiente tes­si­tura di Blair il quale, coa­diu­vato da Gor­don Brown e Peter Man­del­son, ne comin­ciava entu­sia­sti­ca­mente a fre­quen­tare i pan­fili negli anni Novanta. Quando lui, Jeremy, al mas­simo fre­quen­tava il salotto di Tony Benn, di cui era gio­vane seguace negli anni in cui il grande vec­chio della sini­stra Labour fal­liva la pro­pria sca­lata alla leadership.

Ma è lo «spo­sta­mento fon­da­men­tale» in poli­tica eco­no­mica da lui pro­pu­gnato l’incubo per l’ortodossia neo­li­be­ri­sta: che potrebbe addi­rit­tura por­tare al ripu­dio dell’emblematica clau­sola IV che impe­gnava il par­tito alla nazio­na­liz­za­zione dell’industria, quella di cui Blair si liberò pre­ci­pi­to­sa­mente vent’anni fa onde ren­dere il par­tito «eleg­gi­bile» e «di governo». E che lo vin­cola a rea­liz­zare dav­vero la pro­prietà comune dei mezzi di produzione.

Posi­zioni di sini­stra socia­li­sta clas­sica non dis­si­mili da quelle del par­tito por­tato al potere nel 1945 da Cle­ment Attlee: fine dell’austerity, più tasse ai ric­chi, più cor­po­ra­tion tax, pro­te­zione dello stato sociale, un giro di vite sull’evasione fiscale e soprat­tutto una ven­tata di opere pub­bli­che finan­ziate con denaro stam­pato dalla Banca d’Inghilterra ribat­tez­zato «quan­ti­ta­tive easing popolare».

Resta il pro­po­sito di ridurre il defi­cit, ma a un ritmo dal volto umano, e non attra­verso tagli selvaggi.

Ancora più ambi­ziose le scelte in poli­tica estera. Le sue posi­zioni su Putin, con­si­de­rate esa­ge­ra­ta­mente soft, gli hanno imme­dia­ta­mente attratto le accuse di essere l’utile idiota del grande orso russo; in medio oriente rac­co­manda un dia­logo equi­li­brato tra le parti; ces­se­reb­bero gli attac­chi aerei all’Isis e in Siria e le posture muscolar-militari di cui la Gran Bre­ta­gna è stata assi­dua pra­ti­cante sin dal dopo­guerra, qua­lun­que fosse la mag­gio­ranza al governo.

La pub­blica istru­zione tor­ne­rebbe dav­vero pub­blica: via le «free schools» e le aca­de­mies; sal­te­reb­bero le asfis­sianti tasse uni­ver­si­ta­rie e le scuole pri­vate per­de­reb­bero i pro­pri finan­zia­menti pri­vi­le­giati. Il diritto alla casa sarebbe difeso cal­mie­rando i prezzi del mer­cato immo­bi­liare lon­di­nese, in per­pe­tua levi­ta­zione fino al pros­simo crash.

Tutte misure che improv­vi­sa­mente si vedono resti­tuire lo sta­tus di pos­si­bi­lità dopo essere state a lungo rele­gate a dibat­titi sull’archeologia delle idee. E pro­prio per que­sto enor­me­mente destabilizzanti.

Tanto che, com­plice un mec­ca­ni­smo elet­tivo che per­mette teo­ri­ca­mente a chiun­que di iscri­versi al voto (nelle ultime 24 ore prima della chiu­sura ci sono state ben 160.000 domande d’iscrizione ) si è tor­nato a par­lare di entri­smo, la stra­te­gia di infil­tra­zione del Labour party da parte di frange radi­cali trotz­ki­ste a cavallo fra gli anni Set­tanta e Ottanta. Insomma, che anche il rischio scis­sione sia pal­pa­bile è suf­fra­gato dalle voci di un putsch per esau­to­rare Cor­byn. E sem­pre venerdì il Guar­dian si è pro­dotto in un endor­se­ment a Yvette Coo­per entu­sia­smante come solo quelli scritti sotto la minac­cia delle armi sanno essere.

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Una Risposta

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