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  • L’ODIO DI CLASSE

    Bisogna restaurare l’odio di classe.
    Perché loro ci odiano, dobbiamo ricambiare.
    Loro sono i capitalisti, noi siamo i proletari del mondo d’oggi: non più gli operai di Marx o i contadini di Mao, ma “tutti coloro che lavorano per un capitalista, chi in qualche modo sta dove c’è un capitalista che sfrutta il suo lavoro”.
    A me sta a cuore un punto.
    Vedo che oggi si rinuncia a parlare di proletariato.
    Credo invece che non c’è nulla da vergognarsi a riproporre la questione.
    E’ il segreto di pulcinella: il proletariato esiste.
    E’ un male che la coscienza di classe sia lasciata alla destra mentre la sinistra via via si sproletarizza.
    Bisogna invece restaurare l’odio di classe, perché loro ci odiano e noi dobbiamo ricambiare.
    Loro fanno la lotta di classe, perché chi lavora non deve farla proprio in una fase in cui la merce dell’uomo è la più deprezzata e svenduta in assoluto?
    Recuperare la coscienza di una classe del proletariato di oggi, è essenziale.
    E’ importante riaffermare l’esistenza del proletariato.
    Oggi i proletari sono pure gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari, i pensionati.
    Poi c’è il sottoproletariato, che ha problemi di sopravvivenza e al quale la destra propone con successo un libro dei sogni.

    Edoardo Sanguineti
    Gennaio 2007

  • LICENZIAMOLO

  • IL CAPITALISMO TI RUBA IL LAVORO E LA DIGNITA’

    CHI LOTTA PUO' PERDERE, CHI NON LOTTA HA GIA' PERSO

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  • Il fiscal compact impone all’Italia, già in recessione, il taglio alla spesa pubblica di 50 miliardi l’anno per venti anni.

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  • quelli che: io il debito pubblico non lo pago !

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  • CUB – Confederazione Unitaria di Base

  • PIAZZALE LORETO

  • PROUDHON AFFERMAVA CHE :

    LA PROPRIETA' PRIVATA E' UN FURTO !

    MARX ed ENGELS CONCLUDEVANO IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA, NEL MODO SEGUENTE :

    I comunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni.
    Dichiarano apertamente che i loro fini possono esser raggiunti soltanto col rovesciamento violento di tutto l'ordinamento sociale finora esistente.
    Le classi dominanti tremino al pensiero d'una rivoluzione comunista.
    I proletari non hanno da perdervi che le loro catene. Hanno un mondo da guadagnare.

    PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!

  • Karl Marx

    Karl Marx

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  • Lenin

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  • MAO TSE TUNG

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  • Stalin

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  • Berlin

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  • Roma 05.12.09

    Roma 05.12.09
  • Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Antonio Gramsci.

  • Roma 05.12.09

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  • A. Gramsci

    A. Gramsci
  • P. Togliatti

    P. Togliatti
  • ATEISMO

    Nella sua accezione più ampia, il termine ateismo (dal greco “atheos”, “senza dio”, composto dall’alfa privativo α- e da θεÏŒς, Dio), definisce la posizione sia di chi non crede nell’esistenza di una – o più – divinità sia di coloro che di tali divinità affermano positivamente l’inesistenza; si contrappone al teismo e al deismo. Si differenzia anche dall’agnosticismo, categoria cui appartengono tutti coloro che sulla questione “sospendono” o comunque non esprimono giudizio. Da notare che in passato, con il termine ateo, alcuni credenti definivano anche, impropriamente e per lo più spregiativamente, gli appartenenti a religioni diverse dalla propria.

  • E. Berlinguer

    E. Berlinguer
  • 05-12-09

    05-12-09
  • ESSESRE COMUNISTI

    Essere Comunisti
    vuol dire
    Osare, Pensare, Volere e avere il Coraggio delle proprie convinzioni”
    (Mayakovsky)

  • I VOLANTINAGGI NON DEVONO AVERE ALCUNA
    AUTORIZZAZIONE.
    Grazie all'allora Pretore Antonino Caponnetto
    la Corte Costituzionale con la sentenza,n. 01
    del 1956, depositata il 14/06/1956 Pubblicata in G. U. 14/06/1956, sancì che in applicazione dell'art.21
    della Costituzione non possa esservi norma che preveda una "autorizzazione" per effettuare un
    volantinaggio.

  • La religione è considerata vera dalla gente comune, falsa dalle persone sagge, utile dai governanti.

    Seneca
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  • Il Carrubbo di Milena

    Il Carrubbo di Milena
  • Giordano Bruno al rogo

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    Alla bandiera rossa Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa, tu devi realmente esistere, perché lui esista: chi era coperto di croste è coperto di piaghe, il bracciante diventa mendicante, il napoletano calabrese, il calabrese africano, l'analfabeta una bufala o un cane. Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa, sta per non conoscerti più, neanche coi sensi: tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.
  • Luigi Longo

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    Ignazio Buttitta                        Bagheria (PA) 19/09/1899 - 5/04/1997
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    “ Bisogna restaurare l' odio di classe. Bisogna promuovere la coscienza del proletariato: i padroni ci odiano e non lo nascondono, noi dobbiamo aiutare i proletari ad avere coscienza della propria classe “. «Le condizioni di vita di un conducente di autobus genovese dipendono dalle oscillazioni della Borsa di Hong Kong. Oggi la merce -uomo - è la più svenduta, nostro dovere è raccogliere la bandiera e difendere il proletariato. Naturalmente non penso alle armi, com' è noto sono assolutamente contrario alla violenza. “ “ I proletari devono odiare i loro padroni come i padroni odiano loro” .
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Venerdì 27 ottobre 2017. SCIOPERO GENERALE

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Caltanissetta. Manifestazione studentesca contro il nuovo schiavismo dell’alternanza del lavoro a scapito della scuola.

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Caso Saguto, il docente indagato: ‘Aiutai anche il figlio di Lari…’

L’INTERROGATORIO

Carmelo Provenzano, professore all’università di Enna, si è difeso così.

di Riccardo Lo Verso
http://livesicilia.it/2017/10/12/caso-saguto-il-docente-indagato-aiutai-anche-il-figlio-di-lari_896986/

caltanissetta, carmelo provenzano, misure di prevenzione, palermo, processo, saguto, sistema saguto, Cronaca

Silvana Saguto

Beni confiscati. Carmelo Provenzano, professore all’università di Enna, si è difeso così.

PALERMO –Ha chiesto di essere interrogato dal giudice di Caltanissetta che sta celebrando l’udienza preliminare sul cosiddetto caso Saguto. Carmelo Provenzano si è difeso tirando in ballo un parente di Sergio Lari, l’ex capo dei pubblici ministeri che chiedono il suo rinvio a giudizio. Una scelta che probabilmente anticipa le strategie difensive di un eventuale dibattimento. L’obiettivo potrebbe essere quello di vestire di “normalità” quanto accadeva nella sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. Una normalità dimostrata dal coinvolgimento di altri magistrati nella rete di relazione degli imputati.

Provenzano, docente all’università di Enna, è uno dei diciannove imputati per i quali il Gup Marcello Testaquatra dovrà decidere se meritino di essere processati o prosciolti. Secondo l’accusa, avrebbe ottenuto incarichi di amministratore giudiziario dall’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, Silvana Saguto, ora sua coimputata, in cambio di regali, cassette di frutta e verdura, e una corsia preferenziale per il figlio, Emanuele Caramma, che doveva laurearsi alla Kore. Provenzano ha risposto per ore alle domande del pm Maurizio Bonaccorso.

Nel corso dell’interrogatorio ha spiegato che l’aiuto dato al figlio della giudice, accusata di corruzione e nel frattempo sospesa dalle funzioni e dallo stipendio, rientrava nella sua professione di docente. Aiutava e dispensava consigli al giovane Caramma, così come a tanti altri studenti. Compreso il figlio dell’attuale procuratore generale di Caltanissetta, Sergio Lari. Nessun favore, dunque. Anche il tribunale nisseno gli aveva assegnato dei beni da amministrare, ma non dipese dai suoi rapporti con il magistrato. Stessa cosa, ha sostenuto Provenzano, a Palermo.

“Ma non mi risulta – ha detto Provenzano al gup – che le mie telefonate con altri studenti, come il figlio di Lari, siano finite agli atti del procedimento”. L’esame di Provenzano proseguirà il 18 ottobre. L’inchiesta prende il via dalla Procura di Palermo che indagava su illeciti in un’amministrazione giudiziaria. I magistrati incappano nel nome di alcuni colleghi come Saguto e sono costretti a trasmettere le carte a Caltanissetta dove, all’epoca, Lari era procuratore.

In poco più di un anno il Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo passa al setaccio anni di gestione della sezione Misure di prevenzione del Tribunale, ritenuta fiore all’occhiello dell’azione antimafia e rivelatasi invece un centro di malaffare. Saguto avrebbe gestito come fosse una cosa propria il sistema, creando una lista di amministratori disposti a ricambiare con dei favori gli incarichi ricevuti.

Ecco l’elenco completo degli imputati davanti al Gup: Silvana Saguto, Lorenzo Caramma, Carmelo Provenzano, Roberto Nicola Santangelo, Tommaso Virga, Walter Virga, Emanuele Caramma, Vittorio Pietro Saguto, Roberto Di Maria, Maria Ingrao, Calogera Manta, Rosolino Nasca, Francesca Cannizzo, Fabio Licata, Lorenzo Chiaramonte, Aulo Gigante, Elio Grimaldi.

Gaetano Cappellano Seminara, il più noto gtra amministratori giudiziari siciliani, ha scelto di essere processato con il rito immediato e, dunque, ha saltato l’udienza preliminare. Dal troncone principale si è staccato un altro docente, Luca Nivarra, la cui posizione è stata trasferita a Palermo per competenza territoriale.

PROVENZANO-CARMELO
Prof. Carmelo Provenzano

Il giudice Tona e il prof Provenzano
“Silvana è incazzatissima”

di Riccardo Lo Verso

Ecco le intercettazioni che aprono un nuovo filone investigativo sullo scandalo Saguto.

PALERMO – Una sfilza di conversazioni. Pochi giorni prima che scoppiasse lo scandalo con le perquisizioni nella stanza di Silvana Saguto, al Palazzo di giustizia di Palermo, sono stati intercettati i dialoghi fra l’amministratore giudiziario Carmelo Provenzano e il giudice di Caltanissetta Giovanbattista Tona. Il secondo viene descritto dagli investigatori come il mentore del primo. Tona veniva informato, passo dopo passo, su ciò che accadeva a Palermo, sulle manovre che avrebbero portato alla nomina di Provenzano in una delle più importanti amministrazioni giudiziarie assegnate dal collegio presieduto da Saguto. Appena un mese dopo le conversazioni intercettate sarebbe esploso un enorme scandalo giudiziario. Le registrazioni sono confluite nelle informative dei finanzieri della Polizia Tributaria trasmesse dai pubblici ministeri nisseni a quelli di Catania. Su di esse si basa il nuovo filone investigativo del caso Saguto.
Il 3 agosto 2015 Provenzano, professore alla Kore di Enna, contatta Tona per raccontargli dell’incontro con Giuseppe Rizzo, incaricato da Saguto di gestire gli impianti di calcestruzzo degli imprenditori Virga di Marineo. Discutono delle “trenta persone” che lavorano nella gestione dei beni “senza che vi sia un formale provvedimento autorizzativo da parte del giudice delegato”. Tona gli consiglia di seguire l’operato di Rizzo: “Fai in modo di fare tutto tu… finché poi a un certo punto il giudice avrà motivo di considerati il tuo interlocutore… sempre facendo tutto piano piano fin quando lui (Rizzo) a un certo punto more sulo (muore solo)”.
Il 4 agosto Provenzano racconta a a Tona che “c’è Silvana incazzatissima perché lo vuole revocare io l’ho calmata mi disse ‘a me non interessa niente, lui a me non mi ha detto nulla, a me non è mai successo che in 30 anni assumono persone e a me non mi chiedono niente”.
Il 5 agosto in una nuova conversazione Provenzano spiega a Tona che Rizzo è in una situazione “precaria”. Saguto vuole “revocarlo”. “Va bene ora vedi quello che succede domani”, dice Tona. Poco dopo c’è un aggiornamento. Il conflitto con Rizzo è esploso. Uno dei due dovrà farsi da parte. E quel qualcuno è Rizzo. Provenzano riferisce a Tona che con la presidente Saguto ha discusso dell’”exit strategy”, ma in questo momento non ha l’uomo giusto per sostituire Rizzo. Provenzano deve restare al suo posto. Nel frattempo “Rizzo sta creando un mostro, si sta mettendo in tutte le amministrazioni che gli permettono di avere un reddito da 50/70 mila euro mensili”.
Saguto, sempre secondo il racconto riferito da Provenzano a Tona, vuole chiamare “lo sponsor Nasca (il colonnello della Dia Rosolino Nasca, pure lui sotto inchiesta ndr) e dirgli che Rizzo non ha fatto l’immissione in possesso” e cioè la procedura di insediamento dell’amministratore in un bene sequestrato. Tona spiega che “stando così le cose due sono le soluzioni, o torniamo al punto di partenza, o si dimette lui perché viene indotto a dimettersi dalle difficoltà in cui viene messo allora è tutto più semplice oppure si deve costruire piano piano tutto quel dossier di elementi che consentono di dire, guardi che ci sono dei comportamenti che non sono giustificabili, però, devono essere tutti documentati non possono essere basati su queste conversazioni informali”.
L’ultima conversazione intercettata è del 6 agosto 2015. Provenzano spiega a Tona: “Senti mi ha chiamato Giuseppe Rizzo che voleva vedermi subito stamattina… ci dissi, ‘senti io credo che la cosa più importante che tu parli prima con la presidentessa’… dico se idda ave intenzione di fare accussi e io aio (ho) intenzione di farlo non aio (non devo) a scantarmi di nuddu chiunque sia… chisti so i passaggi giusti, si fanno, po si vidi”.
Tona gli suggerisce la strategia: “… parliamoci chiaro le persone tu le puoi fare spaventare in due modi, un mondo è dando loro l’impressione che tu hai agganci, potere, persone che conosci persone che puoi smuovere, questa è la tecnica tipicamente italiana, che usano tutti, che funziona”. Il giudice nisseno vuole seguire un’altra strada: “Ma c’è un’altra tecnica che è quella che deriva dalle competenze… perché la gestione delle relazioni potrebbe essere un meccanismo alla pari, tu c’hai un protettore, io me ne cerco un altro e poi se la sbrigano loro, chi vince il protettore mio, io ce l’ho più forte, io non ce l’ho più forte… invece quando si entra nell’ambito delle competenze… io non ce l’ho e trovo davanti a me uno che capisco sa fare le cose… là non so dove arriva perché io non lo posso controllare… se riesce a fare entrare l’interlocutore in questa prospettiva, intanto consegui un risultato cioè fai capire ca ca (qua) non è che si va pi canuscenza e amicizia, si va perché uno sape fare cose e per converso ottieni il risultato…”.
Prima di chiudere la conversazione Tona ha una richiesta: “… un’altra cosa, fermo un’altra cosa, un ingegnere ti va bene o vuoi un geometra?”. Risposta di Provenzano. “Se è giovane, sì, anche un ingegnere pigliamo… a me mi interessa un ingegnere… geometra, ca si voli purtari a casa 1500-1600 euro o misi e ca voli travagghiari”. Quali erano i rapporti fra Tona e il professore Provenzano? Di certo erano amici, ma secondo i pm nisseni ci sono passaggi che meritano un ulteriore approfondimento. Solo che spetta ormai ai colleghi di Catania occuparsene.

Il PCI contro il governo che impone il ‘Rosatellum’

di Segreteria Nazionale PCI

Il voto di fiducia posto su una pessima legge elettorale è uno schiaffo al Parlamento,

Legge Acerbo, Legge Scelba e adesso il Rosatellum.

Non occorrerebbe specificare oltre i motivi per cui questa legge elettorale è una ferita alle regole democratiche in sé.

Eppure questa nuova legge elettorale, al di là del metodo vergognoso con cui viene imposta al paese, da un governo che, come i suoi pessimi predecessori, vi pone la fiducia per garantirne l’approvazione, riesce anche a manifestare gravi tratti di incostituzionalità, sancendo l’ennesimo vulnus alla rappresentanza democratica, al fine di consegnare all’Italia un Parlamento che per due terzi sarà nominato da segreterie di partiti, che oggi gestiscono il potere e rispondono alle lobbies economiche che li foraggiano, senza che i cittadini italiani abbiano la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, grazie a listini bloccati ed assenza di preferenze.

Sono stati 307 nella prima votazione e 308 nella seconda. Un numero, in entrambi i  casi inferiore alla soglia di 316 che corrisponde alla metà più uno dei deputati. Una fiducia ottenuta grazie a  Lega e FI che si sono astenuti dal voto. Un voto che dimostra in maniera plastica la natura autoritaria e assai poco democratica del governo Gentiloni e del maggiore partito che lo sostiene, il PD. Togliamo per sempre la patente di “sinistra” al “partito” di Renzi. Altro non è che un comitato elettorale e d’affari, una formazione politica che ha scelto di stare comodamente dalla parte più “conveniente” della barricata: a destra.

Il Partito Democratico con la complicità di Forza Italia e della Lega nord sta compiendo un atto di prepotenza politico- istituzionale, un attentato alla democrazia che ci auguriamo non sfugga alla Corte Costituzionale, che dovrebbe vegliare sulla corretta applicazione delle regole democratiche.

Il PCI, che sta partecipando e dando vita a movimenti unitari di protesta contro una legge pessima imposta al Paese con arroganza e violenza istituzionale, ribadisce chel’unica legge elettorale democratica è quella prevista dalla costituzione della repubblica: il voto libero ed uguale, il voto con una legge proporzionale, che garantisca la rappresentanza di tutti gli interessi che compongono una società complessa. Oggi in Italia gli interessi dei lavoratori non sono degnamente rappresentati in Parlamento, ai comunisti spetta di nuovo la battaglia per la democrazia, per riportare gli interessi di chi lavora al centro dell’agenda politica del Parlamento.

I due compari

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Alboresi (segretario Pci): la sinistra smetta di sognare il centrosinistra e scelga invece l’alternativa al Pd

di Vindice Lecis

“Non si può immaginare di votare il def, il documento di economia e finanza e anche la legge di stabilità che impegnano questo e i futuri governi e immaginare di essere alternativi o competitori del Pd. Non è corretto. Bisogna decidere da che parte stare”.

(Mauro Alboresi è da un anno e mezzo il segretario del rinato Partito comunista italiano, impresa da far tremare i polsi visto lo stato della sinistra – o di quella che si proclama tale magari ancora profumando di Pd. Questo Pci ha quasi quindicimila iscritti, sedi in quasi tutte le città, un po’ di amministratori locali, stringe alleanze con movimenti fortemente critici con l’Europa della finanza, annovera tra le sue fila anche sindacalisti di base e della Cgil. Ma dei comunisti si parla poco sull’informazione generale).

I bersaniani mollano il governo sul Def ma salvano Gentiloni. Un minuetto?

“Ne prendiamo atto, il Def come la legge di stabilità è un passaggio cruciale che indica chiaramente da che parte stare. Mdp ha chiesto modifiche nel merito, si tratta di vedere se saranno accolte, ma non sembra. Tuttavia non faranno mancare il voto che salverà Gentiloni e le eterne politiche sbagliate”.

Cosa si muove a sinistra del Pd?

“Si vive una situazione complessa e non definitiva, agitata da processi di scomposizione e ricomposizione. Mdp e Campo progressista, ad esempio, sono a un punto di svolta: o decidono di proseguire su un certo percorso o si va alla rottura. Più in generale è anche in atto il processo di costruzione di un nuovo partito che si basa su Mdp e Possibile e che tenta di coinvolgere Sinistra Italiana, fortemente attratta da questa ipotesi”.

Quale è allora il giudizio dei comunisti su queste ipotesi?

“Ne prendiamo atto. Anche se queste forze, in sintesi, si pongono sempre e comunque il rapporto col Pd, con o senza Renzi. Quindi vogliono una riedizione, più o meno innovativa, del centro sinistra. Vedremo che cosa faranno”.

La vostra è una critica senza appello al centrosinistra?

“Il nostro giudizio è netto e si basa sui dati reali. Servirebbe, come base fondante della sinistra, un programma di rottura, di alternativa chiara. Non si può riproporre una formula superata dai fatti e dalle scelte gravi operate in Italia in questi anni. Noi vogliamo costruire un’alleanza che si ponga come alternativa a quella del Pd e del centro sinistra. Mi sembra assurdo chiedere al Pd di stringeree intese per portare avanti politiche diverse”.

C’è anche la sinistra del Brancaccio molto critica col renzismo…

“Ma la sua carica iniziale si è esaurita. Proposta come contenitore e soggetto unitario a sinistra allo stato attuale non ha fatto passi avanti e anche alcuni soggetti che avevano aderito sono ora già più cauti se non addirittura fuori”.

Come mai tra voi e Rifondazione non ci sono chiare intese politiche? Eppure ciò che vi unisce dovrebbe essere molto più di ciò che vi divide.

“Stiamo cercando di relazionarci con tutti. Ma a tutti chiediamo una chiara linea di alternativa al Pd e al centrosinistra. Siamo disponibili a definire un processo unitario e alla possibilità di definire programmi comuni. Ma alcune scelte di Rifondazione, come l’appoggio a Fava in Sicilia che vuole rifare un centro sinistra, ci lasciano perplessi. Mi auguro che certe contraddizioni vengano sciolte. Noi ribadiamo l’esigenza di confrontarci”.

Cosa farete alle elezioni? Andrete da soli?

“Allo stato attuale abbiamo due leggi elettorali diverse per Camera e Senato e che sono incostituzionali. Il tentativo di rifare una nuova legge si prospetta, inoltre, fortemente negativo e molto lontano da quel sistema proporzionale senza sbarramento che garantisce invece la vera rappresentatività del popolo italiano. Vedremo come presentarci dunque alle prossime elezioni politiche: o d’intesa con altre forze ma anche da soli col simbolo comunista”.

La sinistra italiana conferma in Italia la sua crisi profonda. Da che cosa nasce?

“Viviamo una profonda crisi politica e culturale. Ma non tutti hanno le stesse identiche responsabilità, sia chiaro. La crisi vera nasce da quando c’è stata l’assunzione della logica della compatibilità e del pensiero unico capitalistico e liberistico. Bisogna rompere invece quella logica, rilanciando valori e principi, un’idea di società diversa radicalmente dall’attuale. Che definisca programmi di governo capaci di affrontare questa crisi e volgerla dalla parte dei lavoratori, dei disoccupati, dei ceti disagiati. Questa è la nostra sfida, non altro. Certo non è facile, ma la sinistra deve scardinare la logica del pensiero unico che la porta persino ad allearsi con i garanti di questa Europa”.

Tuttavia la sinistra italiana sembra che voglia ripartire con un bagaglio culturale e ideale neo liberale: poca l’attenzione al lavoro, al conflitto, all’eguaglianza, ai diritti sociali e tantissima attenzione, da apparire contrapposti, invece a quelli individuali. Una sorta di sinistra anticomunista in senso moderno?

“La gran parte dei processi di ricomposizione della sinistra oggi, parte sempre dalla convinzione che si sia chiusa una fase storica e certi ideali siano spenti o falliti. Un atteggiamento che considero sbagliato e chiuso e che risente dell’egemonia del pensiero domininante. Io dico che c’è bisogno, e molto, dei comunisti e della loro unità anzitutto, necessaria per fare della sinistra qualcosa di davvero alternativo”.

In poche parole, cosa risponde quando le chiedono del perché scegliervi?

“Abbiamo presentato un programma che strategicamente vuole più stato e meno mercato, maggiore uguaglianza, più democrazia, attuazione della Costituzione repubblicana. In sintesi il rilancio del ruolo pubblico nell’economia per rimettere al centro lo sviluppo qualificato dell’Italia; riscrivere il diritto del lavoro abolendo il jobs act e ripristinando ed estendendo l’articolo 18; ribadire la centralità del lavoro tutelato da un contratto nazionale; adeguamento di salari e pensioni; diffusione del welfare e nuovo sistema previdenziale con l’abolizione della riforma Fornero; ripristinare il fondo nazionale per le non autosufficienti; la difesa della sanita’ pubblica senza ticket; nuovo piano casa; l’eliminazione della cosiddetta buona scuola. Potrei continuare ma questa è una parte del progetto dei comunisti per l’Italia”.

http://www.fuoripagina.it/2017/10/04/alboresi-segretario-pci-la-sinistra-smetta-di-sognare-il-centrosinistra-e-scelga-invece-lalternativa-al-pd/