• Ricostruire il PCI

  • RADIO COMUNISTA

  • CONTATORE VISITE

    • 486,927 hits
  • L’ODIO DI CLASSE

    Bisogna restaurare l’odio di classe.
    Perché loro ci odiano, dobbiamo ricambiare.
    Loro sono i capitalisti, noi siamo i proletari del mondo d’oggi: non più gli operai di Marx o i contadini di Mao, ma “tutti coloro che lavorano per un capitalista, chi in qualche modo sta dove c’è un capitalista che sfrutta il suo lavoro”.
    A me sta a cuore un punto.
    Vedo che oggi si rinuncia a parlare di proletariato.
    Credo invece che non c’è nulla da vergognarsi a riproporre la questione.
    E’ il segreto di pulcinella: il proletariato esiste.
    E’ un male che la coscienza di classe sia lasciata alla destra mentre la sinistra via via si sproletarizza.
    Bisogna invece restaurare l’odio di classe, perché loro ci odiano e noi dobbiamo ricambiare.
    Loro fanno la lotta di classe, perché chi lavora non deve farla proprio in una fase in cui la merce dell’uomo è la più deprezzata e svenduta in assoluto?
    Recuperare la coscienza di una classe del proletariato di oggi, è essenziale.
    E’ importante riaffermare l’esistenza del proletariato.
    Oggi i proletari sono pure gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari, i pensionati.
    Poi c’è il sottoproletariato, che ha problemi di sopravvivenza e al quale la destra propone con successo un libro dei sogni.

    Edoardo Sanguineti
    Gennaio 2007

  • LICENZIAMOLO

  • IL CAPITALISMO TI RUBA IL LAVORO E LA DIGNITA’

    CHI LOTTA PUO' PERDERE, CHI NON LOTTA HA GIA' PERSO

  • LOGO: PDCI

  • Il fiscal compact impone all’Italia, già in recessione, il taglio alla spesa pubblica di 50 miliardi l’anno per venti anni.

  • CLIKKA SULL’IMMAGINE PER LEGGERE L’ENTITA’ DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

  • PINOCCHIO

  • quelli che: io il debito pubblico non lo pago !

    quelli che: io il debito pubblico non lo pago !

    quelli che: io il debito pubblico non lo pago !

  • CUB – Confederazione Unitaria di Base

  • PIAZZALE LORETO

  • PROUDHON AFFERMAVA CHE :

    LA PROPRIETA' PRIVATA E' UN FURTO !

    MARX ed ENGELS CONCLUDEVANO IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA, NEL MODO SEGUENTE :

    I comunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni.
    Dichiarano apertamente che i loro fini possono esser raggiunti soltanto col rovesciamento violento di tutto l'ordinamento sociale finora esistente.
    Le classi dominanti tremino al pensiero d'una rivoluzione comunista.
    I proletari non hanno da perdervi che le loro catene. Hanno un mondo da guadagnare.

    PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!

  • Karl Marx

    Karl Marx

    Karl_Marx

  • Lenin

    Lenin
  • MAO TSE TUNG

    MAO TSE TUNG
  • Ernesto Che Guevara

    Ernesto Che Guevara
  • Bakunin

    Bakunin
  • Stalin

    Stalin
  • Berlin

    Berlin
  • Roma 05.12.09

    Roma 05.12.09
  • Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Antonio Gramsci.

  • Roma 05.12.09

    Roma 05.12.09
  • A. Gramsci

    A. Gramsci
  • P. Togliatti

    P. Togliatti
  • ATEISMO

    Nella sua accezione più ampia, il termine ateismo (dal greco “atheos”, “senza dio”, composto dall’alfa privativo α- e da θεÏŒς, Dio), definisce la posizione sia di chi non crede nell’esistenza di una – o più – divinità sia di coloro che di tali divinità affermano positivamente l’inesistenza; si contrappone al teismo e al deismo. Si differenzia anche dall’agnosticismo, categoria cui appartengono tutti coloro che sulla questione “sospendono” o comunque non esprimono giudizio. Da notare che in passato, con il termine ateo, alcuni credenti definivano anche, impropriamente e per lo più spregiativamente, gli appartenenti a religioni diverse dalla propria.

  • E. Berlinguer

    E. Berlinguer
  • 05-12-09

    05-12-09
  • ESSESRE COMUNISTI

    Essere Comunisti
    vuol dire
    Osare, Pensare, Volere e avere il Coraggio delle proprie convinzioni”
    (Mayakovsky)

  • I VOLANTINAGGI NON DEVONO AVERE ALCUNA
    AUTORIZZAZIONE.
    Grazie all'allora Pretore Antonino Caponnetto
    la Corte Costituzionale con la sentenza,n. 01
    del 1956, depositata il 14/06/1956 Pubblicata in G. U. 14/06/1956, sancì che in applicazione dell'art.21
    della Costituzione non possa esservi norma che preveda una "autorizzazione" per effettuare un
    volantinaggio.

  • La religione è considerata vera dalla gente comune, falsa dalle persone sagge, utile dai governanti.

    Seneca
  • OTTO MARZO 2012

  • Il Carrubbo di Milena

    Il Carrubbo di Milena
  • Giordano Bruno al rogo

  • I CARUSI erano schiavi dei padroni delle zolfare

  • Pier Paolo Pasolini, Alla bandiera rossa

    Alla bandiera rossa Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa, tu devi realmente esistere, perché lui esista: chi era coperto di croste è coperto di piaghe, il bracciante diventa mendicante, il napoletano calabrese, il calabrese africano, l'analfabeta una bufala o un cane. Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa, sta per non conoscerti più, neanche coi sensi: tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.
  • Luigi Longo

    Luigi Longo
  • Umberto Terracini

    Umberto  Terracini
  • Galileo Galilei

    Galileo Galilei
  • Robespierre

    Robespierre
  • Rosa Luxemburg

    Rosa Luxemburg
  • Clara ZetKon

    Clara ZetKon
  • PROUDHON

    PROUDHON
  • GANDHI

  • MALCOLM X

  • Pippina Grizzanti

  • Ignazio Buttitta Bagheria (PA) 19/09/1899 – 5/04/1997

    Ignazio Buttitta                        Bagheria (PA) 19/09/1899 - 5/04/1997
  • Partito Comunista Italiano

    Partito Comunista Italiano

    Partito Comunista Italiano

  • FILIPPO TURATI

    FILIPPO TURATI
  • SALVADOR ALLENDE

    SALVADOR ALLENDE
  • ROSA BALISTRERI

    ROSA BALISTRERI
  • P.C.L.

  • Il Compagno Cristenzio

    Il Compagno Cristenzio

    Il Compagno Cristenzio

  • Articoli Recenti

  • COBAS

  • USB

  • Totò Petix

    TOTO' PETIX

  • RIFONDAZIONE COMUNISTA

  • R. di B. – C. U. B.

    R. di B. - C. U. B.

    R. di B. - C. U. B.

  • Comunismo alla ferrero

  • Caltanissetta

    caltanissetta_001_fontana_del_tritone

    caltanissetta_001_fontana_del_tritone

  • ROSARNO

  • Da spremere

  • Ponte Romano

  • originale costruzione di vedetta " cubbuluni "

    originale costruzione di vedetta " cubbuluni "

  • RISPETTO PER I RESPONSI REFERENDARI

  • BLOG NO TAV

  • BLOG NO MUOS

  • OCCHIO al DIRITTO

    CLIKKA
  • STOP AL CAPORALATO

  • Edoardo Sanguineti, poeta :

    “ Bisogna restaurare l' odio di classe. Bisogna promuovere la coscienza del proletariato: i padroni ci odiano e non lo nascondono, noi dobbiamo aiutare i proletari ad avere coscienza della propria classe “. «Le condizioni di vita di un conducente di autobus genovese dipendono dalle oscillazioni della Borsa di Hong Kong. Oggi la merce -uomo - è la più svenduta, nostro dovere è raccogliere la bandiera e difendere il proletariato. Naturalmente non penso alle armi, com' è noto sono assolutamente contrario alla violenza. “ “ I proletari devono odiare i loro padroni come i padroni odiano loro” .
  • Maialino portato al guinzaglio a ” farsi benedire “

  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Segui assieme ad altri 144 follower

  • “Più oggetti l’operaio produce, meno può possederne e tanto più cade sotto il dominio del suo prodotto, del capitale”. Karl Marx

  • DISOCCUPATO SUICIDA

  • 25 aprile 2012 Caltanissetta

  • ” potranno recidere tutti i fiori, ma non potranno fermare la primavera ” Pablo Neruda “

  • Enrico Berlinguer

  • NO MUOS

  • Avv. Salvatore Ferlisi

    Avv. Salvatore Ferlisi
  • COMPAGNA CINZIA MOSCA

    CINZIA MOSCA

    CINZIA MOSCA

  • COMIZIO DEI COMUNISTI

  • CONTRO LA CRISI TV. Clikka per accedere

  • Stereotipi sessisti – clikka –

  • HUGO CHAVEZ

    HUGO CHAVEZ

    HUGO CHAVEZ

  • DON ANDREA GALLO

  • Gabriel Garcia Marquez

  • ARCHIVIO POST

  • Foto da Flickr

Ognuno vota come può e come sa

6a00d83451654569e201b8d17f3d91970c-800wi

Annunci

Evoluzione ed involuzione

FB_IMG_1505755397421

download

aborto-mafia-il-manifesto

Ma perché nessuno parla della violenza contro lavoratrici e disoccupate ricattate sul lavoro? Basta con questa falsa coscienza a senso unico. Anche lo sfruttamento è un male. La storia di Francesca…

manogonna_ftg.jpg_997313609
E le donne che lavorano? E le disoccupate? Quale e quanta violenza subiscono loro? Perché tutto questo silenzio sulle donne che vengono sfruttate e ricattate nel lavoro? La storia di Francesca G. (nome di fantasia) raccolta quasi per caso nei giorni scorsi ci aiuta a parlare di questa “falsa coscienza” dell’estabilishment che glissa con stile su tutto quello che riguarda “il lato oscuro” della violenza. Sia chiaro, non vogliamo parlare d’altro in una giornata di presa di coscienza collettiva. Vogliamo parlare dell’altro.Oggi, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne tutti, donne comprese, sono pronti a fornire ampie e solide testimonianze, grazie alla grande disponibilità di vocaboli triti e ritriti, sul perché è importante combattere la violenza contro le donne. E cosa debbano fare i maschi per tentare di cambiare il corso delle cose. E la violenza a cui sono sottoposte le donne nella cosiddetta “società civile”? Non è scritta forse nella Costituzione della Repubblica la pappardella del lavoro dignitoso e del salario corrispondente a mantenersi?

Francesca è una donna che ormai ha sessantanni. Sposò, molto tempo fa, un uomo che le ha procurato tanta amarezza e, soprattutto, le ha prosciugato il conto in banca dopo una vita di lavori faticosi eseguiti senza risparmio. Particolare non secondario di questa storia: Francesca è una mamma per scelta. La sua famiglia l’ha formata attraverso il coraggio dell’adozione. E l’ha mantenuta fin quando è stato possibile. Fino a quando, cioè, non ha preso coscienza del profondo lavorìo manipolatorio del compagno. Nonostante tutto, dimostra che la sua vita non vuole regalarla a messuno e, ben consapevole dei rischi e delle incognite, decide di darsi un’altra possibilità.

E in questo Francesca dimostra più determinazione di quel che ha realemnte. Vuole ricominciare. Si ispira agli insegnamenti tramandati da suo padre, di cui segue a puntino i consigli. Ed eccola all’opera per cercare un lavoro. Non solo assiste la sua vecchia mamma ma, avendo urgenza, cerca di sbarcare il lunario come può accettando tutto quel che gli viene proposto. Ovviamente, tutto questo nella più perfetta solitudine e abbandono da parte delle istituzioni.

Pochi giorni fa Francesca segue il consiglio di una sua amica e si presenta ad un colloquio di lavoro in un’azienda di catering dell’indotto aeroportuale nei pressi di Fiumicino. Tira aria di un contratto a tempo ma rinnovabile. Vero e proprio oro in questo periodo di precarietà senza limiti. Il preambolo non è dei migliori però: grazie alle indicazioni sommarie e imprecise del datore di lavoro si perde nelle campagne appena fuori Roma-ovest nei pressi della Magliana. Le promettono che la vengono a recuperare ma non si presenta nessuno. Hanno troppo da fare. Anche in questo caso se la cava da sola.

Ma il bello arriva quando si sente dettare le condizioni. Il contratto c’è, ed è di sei mesi. Le mansioni sono quelle tipiche della donna delle pulizie, ma “reinterpretate” dal direttore dell’azienda: oltre ad occuparsi della sterminata cucina e dei locali adiacenti c’è da passare anche le toilettes di cuochi e inservienti e quelle dell’amministrazione. In più, Francesca deve scaricare il camion che ogni mattina porta le materie prime. Praticamente tre mansioni in una.

Francesca pensa ai novecento euro promessi. E alla possibilità di far studiare senza troppe preoccupazioni la figliolanza. E quindi fa altre domande, ma per pura formalità: immaginando risposte grosso modo alla sua portata e facendo contemporaneamente lo slalom tra sguardi e avances dei cuochi. La risposta arriva, stando al suo racconto, come uno schiaffo: l’orario di lavoro è di 8-10 ore sette giorni su sette. Contando le due ore che le occorrono per arrivare al lavoro, visto che abita in un’altro comune, e le due ore per tornare a causa del traffico di Roma Capitale, a Francesca rimane appena il tempo di consumare una cena fredda e mettersi al letto dormendo sei ore. La sua giornata, dal lunedì alla domenica, è tutta qui. Arriverà ai sei mesi della scadenza?

Dopo una notte quasi insonne, assalita da dubbi di tutti i generi, e grazie a una offerta del classico lavoretto da badante con meno ore e un compenso minore ovviamente, Francesca riesce a trovare la forza per dire no. “Non ci potevo ccredere. Ma uno a sessant’anni come fa a campare in quelle condizioni? Ma non è stata la paura della fatica a inquietarmi ma l’orrore di vievere in un mondo in cui qualcuno pensa che sia lecito fare proposte di questo genere”, dice.

Qualcuno potrebbe obiettare che questa condizione la vivono anche gli uomini? Secondo me è un motivo in più per non tacerla quando si parla di violenza contro le donne. Anche gli uomini devono capire che oltre un certo limite non si può andare. Che quando si dà spazio ai ragionamenti sulla competitività tutto allora diventa lecito. E se tutto è lecito allora regna il ricatto continuo. O no? Nei tanti discorsi solenni che si sono sentiti in questi giorni la violenza contro le donne è tipizzata. Tutti si sforzano di dire che per essere considerata violenza c’è bisogno di un maschi stupratore o anche soltanto molestatore. Certo, è indubbio. Ma questo recinto nuoce alla battaglia perché la violenza non si fa certo tipizzare. La violenza è tutto ciò che non permette scelte all’individuo. E Francesca si è trovata esattamente in questa condizione. Qualsiasi “via d’uscita” la paghi sulla tua pelle.

Terzo tempo: Francesca appena uscita dall’azienza ha ricevuto una chiamata da uno dei dipendenti, quello che avrebbe dovuto recuperarla nella campagna a due passi dalla Magliana e che non si è presentato. Avendola notata aggiarsi tra scaffali e frigoriferi non si è lasciato scappare l’occasione, ovviamente.

25.11.17 . Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

tumblr_ozymviqynJ1qz4w7vo1_1280

Studenti poveri bocciati sei volte di più, ecco la scuola di classe

“Se prendi brutti voti a scuola è soltanto colpa tua”, “se decidi di abbandonare gli studi significa sei un ragazzo sfaticato o non abbastanza capace…”. A chi non è mai capitato di sentire discorsi e riflessioni di questo tipo? Sono ragionamenti largamente diffusi nel mondo della scuola e nella società, tanto che vengono spesso dati per assunti nelle discussioni, come verità consolidate. Come spesso accade, però, la realtà è ben più complessa delle semplificazioni che quasi mai combaciano con i fatti.

Sono ben 130 mila i ragazzi che rinunciano al proprio percorso di studi ogni anno. Nelle scuole secondarie di secondo grado il tasso di abbandono in un anno è stato del 4,3%, pari a 112mila studenti, mentre in quelle di primo grado la percentuale è dell’1,35%, che corrisponde a 23mila alunni. Inoltre se si analizzano le aree e le condizioni socio-economiche di partenza dei ragazzi, è evidente come il sistema d’istruzione italiano sia profondamente classista.

Una scuola che dovrebbe essere pubblica ed aperta a tutti, ma che in realtà non riesce a colmare le disuguaglianze, e anzi queste vengono ad acuirsi ancora di più, soprattutto dopo le varie riforme che si sono susseguite negli ultimi 20 anni dai governi di centro-destra e di centro-sinistra. Punto che accomuna tutte queste varie riforme è sicuramente il tentativo di creare una netta differenza tra gli istituti sia dal punto di vista didattico e formativo, che dalla composizione sociale degli studenti che la frequentano. Da una parte le scuole d’élite o di serie A, frequentate dagli studenti più “meritevoli” e che possono spendere ingenti somme per l’istruzione, dall’altra, scuole di Serie B ovvero delle “scuole pollaio” e di periferia, degli istituti tecnici e professionali.

Ad essere condizionato, secondo i dati raccolti da Save The Children, è anche il rendimento scolastico: il tasso di bocciature aumenta sensibilmente nelle scuole frequentate prevalentemente da ragazzi proletari, bocciati sei volte di più dei loro coetanei. 

Questo avviene perché le famiglie non riescono a sborsare altre centinaia di euro per ripetizioni private o corsi aggiuntivi. I corsi di recupero, organizzati dalle scuole, risultano quasi sempre insufficienti a causa della mancanza di fondi e spesso la partecipazione è legata anche al versamento del contributo volontario che viene imposto sempre di più agli studenti per sopperire alla mancanza di investimenti statali. Inoltre circa uno studente di 15 anni su 2 (il 47%) proveniente da un contesto svantaggiato, secondo lo studio, non raggiunge il livello minimo di competenza in lettura. Un numero elevatissimo, circa otto volte di più, rispetto a un coetaneo cresciuto in una famiglia agiata. Questo ci dimostra che la didattica nelle scuole, soprattutto tra quelle considerate di “serie B”, ha subito un profondo tracollo qualitativo. Una didattica completamente appiattita che non è in grado di sviluppare nessun pensiero critico dello studente. Una didattica che in sostanza diventa funzionale alle esigenze del mercato.

Le famiglie italiane già quando il figlio compie 14 anni si ritrovano di fronte ad una scelta. Devono decidere in base alla propria condizione economica tra un liceo o un istituto tecnico e professionale, tralasciando spesso l’attitudine del proprio figlio. La maggior parte degli studenti che abbandona la scuola prima di aver conseguito il diploma lo fa perché preferisce lavorare, magari in nero, per contribuire alle spese della propria famiglia. Abbandona la scuola perché non può permettersela, e perché magari in futuro non potrà nemmeno iscriversi all’università. Per questi motivi circa il 60% dei ragazzi in un anno intero non legge neanche un libro, oppure non partecipa a nessuno spettacolo teatrale e non pratica sport.

Non è colpa delle famiglie a basso reddito – per rispondere alla ministra Fedeli – se gli studenti ottengono spesso pessimi voti, o se abbandonano la scuola prima del diploma. I responsabili di questo disastro sono i governi che hanno piegato in ginocchio la scuola pubblica e che hanno costretto milioni di giovani ad un futuro di miseria e precarietà.